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  L'Orchestra di Piazza Vittorio
 



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L'Orchestra - Intervista 2004

Mario Tronco parla dell’Orchestra
Mario Tronco, componente della Piccola Orchestra Avion Travel, racconta la sua esperienza di ideatore e direttore dell’Orchestra di Piazza Vittorio.

• Come è nata l’Orchestra?

    È stata un’idea buttata là, una scommessa con Agostino Ferrente. Dissi quasi per caso “Sarebbe bello creare un’Orchestra di musicisti stranieri che abitano qui a Roma” e da quel momento Agostino non mi ha più lasciato vivere, non si è più parlato d’altro. Ne ho parlato con mia moglie Francesca e anche lei era entusiasta dell’idea.

    In quel periodo nasceva l’Apollo 11 e la voglia di fare qualcosa di concreto per il quartiere e nel quartiere.

    Una sera io, Agostino e Annamaria Granatello (sviluppo progetti per Apollo11) siamo capitati a casa di Monique Veaute, organizzatrice del Roma Europa Festival, e le abbiamo proposto il primo concerto dell’Orchestra che però ancora non esisteva. Lei si è appassionata al progetto e ci ha messo splendidamente nei guai chiedendoci di suonare il 24 novembre 2002, serata conclusiva del Festival.


• Da quando è nata l’Orchestra cosa non ti saresti mai aspettato?
    Non mi sarei mai aspettato un coinvolgimento così grande da parte dei musicisti dell'orchestra. Sono generosissimi una fonte inesauribile di idee e proposte. C'è una sana competitività che non diventa mai individualismo e suonano insieme come se si conoscessero da una vita.

    Non mi sarei mai aspettato una continuità nel lavoro come quella che stiamo avendo. Non mi sarei mai aspettato di vedere la gente così felice alla fine dei nostri concerti.


• Quali parole straniere hai imparato dai musicisti?
    In realtà nessuna perché parlano tutti un italiano molto divertente, anzi sta nascendo un nuovo linguaggio nell’Orchestra che utilizziamo durante le prove e i concerti.

    Per dire “lascialo”, si dice “laccialo”, parola inventata da Omar che da bravo cubano non sa pronunciare la “sc”. Il soprannome di Francesca, tour manager dell’Orchestra, è “mama toilet” perché gli indiani la chiamano così. Bilal invece per dire simpatico e antipatico dice “sempepatico” e “enpepatico”.

• Di quale film la musica dell’Orchestra potrebbe essere la colonna sonora?

    Un musical, una sorta di film on the road che poi finisce in commedia.


• Una sorta di Blues Brothers multietnico?

    Per alcuni versi sì. Una volta un concerto è saltato perché al posto del palco era stato montato un grosso tendone dei testimoni di Geova.


• Chi scrive le musiche dell’Orchestra?

    La cosa che mi è piaciuta subito dell’Orchestra è che ha all’interno parecchi autori, parecchi orchestrali sono anche autori delle cose che fanno.
    C’è addirittura un gruppo di sette elementi che si sta formando tra i musicisti dell’Orchestra e spero che esperimenti di questo tipo ce ne siano di più.


• Come si integrano i contributi dei diversi musicisti?

    In maniera estremamente naturale sono musicisti curiosi. Dopo le prime prove ognuno di loro si è costruito un ruolo. Lavorano tutti per il risultato finale ma tutti hanno uno spazio solistico.


• Improvvisate durante i concerti?

    Certo, ci sono ampi spazi per l'improvvisazione. Diventa anche più facile sbagliare, ma tutti i musicisti sanno nascondere i propri errori, sono abituati ai matrimoni, ai locali, e su questo hanno un’esperienza incredibile.


• Hai mai riarrangiato pezzi degli Avion Travel per l’Orchestra?

    Abbiamo già suonato due brani: “Piccolo tormento” e “Canzone appassionata” degli Avion e “Tipota” che ho scritto per il film di Fabrizio Bentivoglio.


• Qual è il ruolo dell’Apollo 11?

    Il sostegno e l’entusiasmo dell’associazione per l’Orchestra non sono mai cambiati e questo rappresenta una grande spinta per andare aventi. Non è tutto così semplice.


• Sono cambiate le tue giornate da quando è nata l’Orchestra?

    Sono diminuite le pause di riflessione e ho una grande nostalgia delle giornate di ozio.


• Chi finanzia l’Orchestra?

    Prima di iniziare pensavo che ci servisse un finanziamento e invece il miracolo è che l’Orchestra riesce quasi ad autofinanziarsi con i concerti. Certo se trovassimo un finanziamento potremmo lavorare con più tranquillità, provare in maniera più costante. Spesso il palco è la nostra sala prove.


• Progetti per il futuro?

    Mi piacerebbe moltissimo se l’Orchestra fosse utilizzata come un vero organico orchestrale e che un compositore scrivesse per questa orchestra al di fuori della nostra musica.


• C’è qualcuno che vuoi ringraziare?

    In particolare mia moglie Francesca, è fondamentale per l’organizzazione e senza di lei l’Orchestra si sarebbe sciolta dopo un mese e mi avrebbero portato in clinica psichiatrica.
    Voglio dire ancora grazie ad Agostino Ferrente, determinante nella scelta dei musicisti ma anche disponibile per le cose pratiche come i rapporti con le Ambasciate che richiedono molto tempo. Senza di lui l’Orchestra non ci sarebbe stata.
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